cicciuzza:

..Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere,

rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr. zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.

(Torto, Breve storia di una generazione)

vulcanicamente62:

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Caro Ministro Toninelli,

Nel quindicesimo secolo, qua a Genova, prendemmo dei sacchi blu che usavamo per custodire le vele delle navi e ci facemmo il primo paio di Jeans.

Blue Jeans infatti vuol dire Blu di Genova.

Pensi, non abbiamo usato i peli di unicorno intrecciandoli con la stoffa degli ombrelloni.

Nel 1407, qua a Genova, fondammo un edificio che aveva lo scopo di custodire il denaro dei propri cittadini.

La prima banca al mondo è il Banco di San Giorgio.

Pensi, non abbiamo creato un edificio mirato alle speculazioni bancarie con cui il suo partito ha proprio un brutto rapporto, non abbiamo usato i draghi per difenderlo e la gente che ci andava non entrava per farsi tagliare i capelli.

Nel 1284, a Genova, a causa di una tempesta su una nave che sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria, si rovesciarono dei sacchi di farina di ceci, alcuni marinai raccolsero la poltiglia fatta di farina e acqua di mare e la lasciarono al sole.

Nacque così la farinata, chicca della cucina genovese.

Pensi, non abbiamo usato i semi di ginepro lasciati ad essiccare dentro ad una cantina a 14 gradi celsius amalgamati con i fiori di zafferano provenienti da Pavia.

Nel 1128, a Genova, fu costruita la Lanterna, nostro simbolo. La sua funzione era quella di segnalare le navi in avvicinamento.

Pensi, non abbiamo fatto all’interno un ristorante jamaicano, non abbiamo aperto un negozio di Zara, non abbiamo installato sull’ottica rotante dei cavallucci marini per far giocare i bambini.

So che probabilmente le sfuggirà il motivo di questa prefazione, quindi glielo spiegherò meglio.

Noi genovesi siamo pratici.

Non ce la stiamo a filare, a raccontare.

Noi genovesi facciamo le cose semplici e in poco tempo, perché il tempo è denaro.

A noi non ce ne frega assolutamente nulla di avere un ponte “multifunzionale” con una sala giochi, i ristoranti, i bar, i negozi e un parco dove i bambini possono giocare.

Ma lei è venuto qua dal Ponte? Si è guardato intorno o guardava solo le telecamere?

No perché lei vuole fare un ponte/centro commerciale/parco qui:

- nel quartiere più inquinato di Genova, (provi a percorrere il ponte di Cornigliano con i finestrini tirati giù e ci dica se manderebbe i suoi figli a giocare li)

- dentro al gretto di un fiume che, un anno si e un anno no, straripa alluvionando le zone circostanti

- a 400 metri all’unico centro commerciale di Genova degno di tale nome

Ma forse non ha ben chiaro, dopo 45 giorni, cosa era il Ponte Morandi.

Sul Ponte Morandi ci passavano 25 milioni di mezzi all’anno.

Sul Ponte Morandi ci transitava il 100% dei camion da/per il primo porto italiano.

Il Ponte Morandi collegava Genova alla Francia, alla Spagna, all’Europa.

Il Ponte Morandi non era un “ponte”, era un cazzo di VIADOTTO AUTOSTRADALE lungo 1200 metri.

Mentre lei dà dell’ignorante a chi la critica per le oscenità che sta dicendo, postando tra l’altro le foto di un ponte pedonale ad Istanbul lungo 500 metri, il più grande porto italiano, motore della città di Genova, ha fatto registrare un bel meno 30%.

L’Acquario di Genova, attrazione turistica regina della città, ha perso, in un mese, 1 milione di euro di incassi.

I cittadini della Valpolcevera passano fermi immobili in coda ore e ore.

Io stesso, oggi, per fare 3 km ci ho impiegato 3 ore e mezza.

Quando arriverà la stagione delle piogge quelle 3 ore e mezza diventeranno SETTE perché Genova è la SECONDA CITTÀ AL MONDO come rapporto cittadini/scooter (dietro a Bangkok).

Genova è una città che muore piano piano, è una città spezzata in due dove per fare 500 metri da Via Fillak a Via Cantore bisogna fare 5km su una strada con una corsia per senso di marcia, oppure 6 km più 7 km d’autostrada.

Il comune sta facendo tutto il possibile per migliorare la situazione del traffico ma abbiamo bisogno di quel ponte.

In 45 giorni non è stato ancora deciso il commissario, non si sa chi lo paga, chi lo progetta, chi lo costruisce, il suo bel

Decreto Genova è stato fermato dalla Ragionerie di Stato perché “molto incompleto”, ma lei sa che a Genova serve un ponte polifunzionale.

No, ce ne battiamo il belino della sua muraglia di ferro (a 500 metri dal mare, così arrugginisce in 1 anno) in mezzo al fiume con le altalene e Starbuck’s.

Ce lo potremmo pagare anche noi genovesi il ponte, a patto che ci facciano le rate come al suo compagno di governo.

Fosse per me, non farei neanche i 43 piloni in onore delle vittime.

Credo che l’unico onore per le vittime sia una valanga di soldi per i propri famigliari, ben sapendo che il denaro di certo non allevia il dolore, e che i responsabili del crollo marciscano in galera per il resto della loro vita, ma su questo lei, per fortuna, vista la scelta dei commissari interni, non può mettere becco.

Ora le faccio una proposta.

Il suo partito è per la democrazia diretta giusto?

Bene, venga con il suo modellino di Ponte futuristico, a Borzoli, a Certosa, a Bolzaneto, tra le macchine in coda da 4 ore e ce lo proponga.

Avanti Ministro, venga tra i cittadini a prendersi la democrazia diretta.

Toninelli, un Ponte, serve solo un cazzo di PONTE.

-Simone Pagano-

amywinehousequeen:
““Amy Winehouse in Paris as a teenager
” ”

amywinehousequeen:

Amy Winehouse in Paris as a teenager

immortart:
“Salvador Dalì, Archeological Reminiscence Of Millet’s Angelus, 1935.
”

immortart:

Salvador Dalì, Archeological Reminiscence Of Millet’s Angelus, 1935.

escapekit:

Restricted Area

Russian photographer Danila Tkachenko has captured the deserted and unused technological progress of the USSR. The eerie series feels like a forgotten dystopian city left to crumble. Check out more of Danila’s work on his website here

Escape Kit / Instagram / Twitter / Minuscule / Subscribe

whatisadvertising:

What would modern technology and social networks look like if they were vintage ads

This is a post gathered Facebook, Twitter, Youtube, Skype, iMac, Nintendo Wii and Sony Playstation as if they were vintage ads.

TIM cambia il calendario (di fatturazione)

scarligamerluss:

Dal 1 aprile 2017 – e non sarà uno scherzo – TIM modificherà la durata dei periodi dei servizi di abbonamento di rete fissa, il cui corrispettivo non sarà più calcolato su base mensile, ma su 28 giorni, cioè quattro settimane. Facendo banalmente due conti, è come se i periodi di fatturazione annuale passassero da 12 a 13. La comunicazione della discutibile novità è nella fattura di febbraio:

Ti informiamo che, a seguito delle mutate condizioni del mercato e a fronte dell’esigenza di allineamento delle nostre offerte al contesto competitivo, a partire dal 1 aprile 2017, le fatture non saranno più mensili ma verranno progressivamente emesse ogni 8 settimane; inoltre il corrispettivo degli abbonamenti delle offerte e dei servizi sarà calcolato su 28 giorni e non più su base mensile. Per effetto delle suddette modifiche contrattuali, si determinerà – da un lato – un incremento del costo delle offerte pari all’8,6% su base annua e – dall’altro – un risparmio fino a 20 euro su base annua (se ricevi ancora la fattura cartacea e utilizzi i bollettini postali come strumenti di pagamento).

Da notare la (inconsistente) mossa strategica: da un lato si evidenzia l’incremento dei costi annuali, dall’altro si prospetta una possibilità di risparmio sulle spese di spedizione della bolletta (emessa e spedita non mensilmente, ma ogni otto settimane). Naturalmente il risparmio non esiste per gli utenti che non si fanno spedire la fattura cartacea e la ricevono già in formato digitale.

L’utente può rifiutarsi di accettare questa variazione contrattuale? Ma certo! E cosa può fare, rinegoziare le condizioni? Assolutamente no, ma ha due altre opzioni: recedere dal contratto o passare ad un’altra compagnia telefonica senza costi, comunicando la decisione con raccomandata A/R entro il 31 marzo 2017. Decisamente una magra consolazione!

Anche il modus operandi aziendale sulla presentazione dell’offerta è alquanto discutibile: oggi, 20 febbraio, i dettagli delle offerte vengono indicati tuttora con costi mensili (per alcune soluzioni sono validi solo per il primo anno), ma – come anticipato sopra – al 1 aprile, quindi tra poco più di un mese, verranno superati dalla rimodulazione del periodo di fatturazione (e probabilmente quei 22,90€/mese si trasformeranno in 22,90€ ogni 4 settimane).

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